IL SALVATORE SALVATO
MICRO OPERA in un atto

ispirata alla foto “la discesa in terra del Salvatore” di Mario Finotti
Da un’idea drammaturgica di Alessandro Barbaglia e Maria Paola Colombo

Libretto Matilde Barberi Squarotti, finalista del bando per giovani librettisti della Fondazione Teatro Donizetti
Musica di Saverio Santoni (Accademia AMO)
Direttore Michelangelo Mattoli

Regia, scene e costumi Irina Solomonoff (Accademia AMO)
Con la consulenza alle scene di Erika Chilò e ai costumi di Silvia Lumes

Luci Ivan Pastrovicchio

Il Sindaco Simone Manzotti (Diplomato STM)
Fratello “Mistico” Matteo Minetti (Diplomato STM)
Fratello “Scienziato” Andrea Ciampi (Diplomato STM)
Con la partecipazione di Mario Finotti e Alessandro Barbaglia

Ensemble strumentale del Conservatorio Guido Cantelli

Produzione Fondazione Teatro Carlo Coccia di Novara

Scarica il libretto
Novara, 1982. Piena campagna elettorale per il sindaco corrente, che punta a riconfermarsi per il mandato successivo. Due ingegneri sono incaricati della monumentale impresa di calare la statua del Cristo Salvatore dalla cupola di San Gaudenzio: è necessario un intervento di restauro della laminatura d’oro. 
Uno si lascia trasportare dall’aspetto spirituale e simbolico dell’incontro con il Salvatore; per l’altro è un’elettrizzante sfida tecnica e intellettuale. Il Sindaco conta quanti voti potrebbe strappare ai Novaresi in quanto promotore dell’opera di restauro ed è in fibrillazione perché i Fratelli faticano a definire un progetto concreto. La soluzione arriva grazie all’intreccio improbabile tra gli slanci mistici e le formule fisiche dei fratelli e il sarcasmo del Sindaco.
Il finale ribalterà ogni aspettativa, portando vicende e personaggi oltre i confini di spazio e tempo che chiunque si aspetta.

Matilde Barberi Squarotti
È un immenso onore poter raccontare una vicenda legata al simbolo della bellissima città di Novara, la Cupola di San Gaudenzio, attraverso un altro dei suoi luoghi simbolo: il Teatro Coccia.

L’idea registica nasce quindi dall’esplorazione di come integrare questi due simboli. Il punto di partenza sono il luogo e i materiali utilizzati per la discesa del Salvatore: la cupola, un sistema di impalcature, le corde.

Questi elementi si trovano proprio anche nel Teatro. La sala del Coccia ha una bellissima cupola, il palcoscenico una struttura di ferro che richiama le impalcature: la graticcia, le americane; ci sono pure le corde per calare e far salire fondali e oggetti. Ed è questa la macchina del palcoscenico, dove addirittura prenderà posto il pubblico e gli permetterà di vivere questo meccanismo da vicino, in un modo più immersivo.

Da queste premesse viene concepito lo spazio scenico: un ambiente circondato da impalcature, all’interno del quale la fotografia di Mario Finotti entra a far parte della narrazione, prendendo vita. Lo spazio ci permetterà di osservare nell’intimità i fratelli Montipò nella ricerca di una soluzione ingegneristica per poi, a opera compiuta, ammirarla nell’immensità della Basilica di San Gaudenzio in un parallelismo con la sala del Teatro.

Due luoghi di assoluto rilievo per la città che dialogano attraverso la narrazione e si incontrano nella loro bellezza.

Irina Solomonoff
Alla luce dell'effettivo svolgimento dei fatti (e di fronte anche alle esaurienti testimonianze che abbiamo ricevuto) non possiamo certo dirvi che sia andata effettivamente così. Molti elementi (nati dalla fantasia di Alessandro Barbaglia e Maria Paola Colombo, entrati dunque a far parte del libretto e della musica) sono frutto della nostra immaginazione: un sindaco in angustie per le difficoltà e i ritardi del progetto, due fratelli che vivono in maniera diversa (professionalmente e intimamente) il loro incarico. Questa situazione, che per alcuni aspetti mi ha ricordato la commedia all'italiana cinematografica (pur venata da alcune suggestioni surreali), mi ha facilmente guidato in fase di composizione, inducendomi non a creare un'ulteriore “fotografia” degli eventi, ma a dare spazio agli elementi nuovi della storia, vivificarli teatralmente e divertirmi. In fondo, credo sia segno di vivacità intellettuale se, davanti ad eventi che come questo coinvolgono una comunità, fossimo in grado di approfondire o creare nuove prospettive, fantasticare, divertirci.

Saverio Santoni