IL SALVATORE SALVATO
MICRO OPERA in un atto
ispirata alla foto “la discesa in terra del Salvatore” di Mario Finotti
Da un’idea drammaturgica di Alessandro Barbaglia e Maria Paola Colombo
Libretto Matilde Barberi Squarotti, finalista del bando per giovani librettisti della Fondazione Teatro Donizetti
Musica di Saverio Santoni (Accademia AMO)
Direttore Michelangelo Mattoli
Regia, scene e costumi Irina Solomonoff (Accademia AMO)
Con la consulenza alle scene di Erika Chilò e ai costumi di Silvia Lumes
Luci Ivan Pastrovicchio
Il Sindaco Simone Manzotti (Diplomato STM)
Fratello “Mistico” Matteo Minetti (Diplomato STM)
Fratello “Scienziato” Andrea Ciampi (Diplomato STM)
Con la partecipazione di Mario Finotti e Alessandro Barbaglia
Ensemble strumentale del Conservatorio Guido Cantelli
Produzione Fondazione Teatro Carlo Coccia di Novara
Uno si lascia trasportare dall’aspetto spirituale e simbolico dell’incontro con il Salvatore; per l’altro è un’elettrizzante sfida tecnica e intellettuale. Il Sindaco conta quanti voti potrebbe strappare ai Novaresi in quanto promotore dell’opera di restauro ed è in fibrillazione perché i Fratelli faticano a definire un progetto concreto. La soluzione arriva grazie all’intreccio improbabile tra gli slanci mistici e le formule fisiche dei fratelli e il sarcasmo del Sindaco.
Il finale ribalterà ogni aspettativa, portando vicende e personaggi oltre i confini di spazio e tempo che chiunque si aspetta.
Matilde Barberi Squarotti
L’idea registica nasce quindi dall’esplorazione di come integrare questi due simboli. Il punto di partenza sono il luogo e i materiali utilizzati per la discesa del Salvatore: la cupola, un sistema di impalcature, le corde.
Questi elementi si trovano proprio anche nel Teatro. La sala del Coccia ha una bellissima cupola, il palcoscenico una struttura di ferro che richiama le impalcature: la graticcia, le americane; ci sono pure le corde per calare e far salire fondali e oggetti. Ed è questa la macchina del palcoscenico, dove addirittura prenderà posto il pubblico e gli permetterà di vivere questo meccanismo da vicino, in un modo più immersivo.
Da queste premesse viene concepito lo spazio scenico: un ambiente circondato da impalcature, all’interno del quale la fotografia di Mario Finotti entra a far parte della narrazione, prendendo vita. Lo spazio ci permetterà di osservare nell’intimità i fratelli Montipò nella ricerca di una soluzione ingegneristica per poi, a opera compiuta, ammirarla nell’immensità della Basilica di San Gaudenzio in un parallelismo con la sala del Teatro.
Due luoghi di assoluto rilievo per la città che dialogano attraverso la narrazione e si incontrano nella loro bellezza.
Irina Solomonoff
Saverio Santoni
